Tumore al seno, scoperti i geni che predicono il rischio di metastasi

Identificato un insieme di geni in grado di predire il rischio individuale di metastasi nel tumore al seno. Obiettivo: personalizzare le terapie. La ricerca, sostenuta dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e pubblicata oggi su EBiomedicine del Gruppo Lancet, è frutto del lavoro dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università di Milano. Si tratta della scoperta di una nuova firma molecolare costituita da geni molto espressi in alcuni tumori mammari e in grado di predire il rischio di metastasi a distanza.

Lo studio dei ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università degli Studi di Milano è guidato da Pier Paolo Di Fiore e Salvatore Pece. La scoperta della firma delle staminali del cancro al seno consentirà di eseguire trattamenti personalizzati, adeguando le terapie mediche e chirurgiche in base al rischio effettivo della singola paziente di sviluppare metastasi nel tempo. Al momento si stanno conducendo studi di validazione dell’efficacia clinica della firma molecolare utilizzando coorti di pazienti arruolate in studi clinici internazionali. Questo rappresenta un passaggio indispensabile, spiegano i ricercatori, per l’introduzione di tale metodica nella pratica clinica nei prossimi anni.

Fonte: ansa.it

Società Igiene, superata la soglia del 95% della copertura vaccinale per metà degli italiani

ROMA – In cinque regioni, che coprono quasi metà della popolazione italiana, si è superata o si è molto vicini alla soglia del 95% per le coperture vaccinali nel 2018.

Lo segnala la Società di Igiene e Medicina Preventiva (Siti), secondo cui rapportando questi dati all’intero paese si ottiene una stima molto alta dei tassi di vaccinazione raggiunti, al 94,5% per il trivalente (morbillo, rosolia, parotite) e al 95,4% per l’esavalente. L’analisi, che verrà pubblicata oggi sulla rivista della società, si basa sui dati di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Puglia e Toscana, dove le coperture per i bimbi di 24 mesi hanno superato il 95% e quelle per morbillo vanno dal 93,5 al 95,5 del Veneto. Se la stima del dato nazionale sarà confermata dai dati reali si tratterebbe di un aumento del 2,3% rispetto al 2016 per l’esavalente e addirittura del 7,2% per la trivalente. “Soprattutto i dati del morbillo – afferma Carlo Signorelli, past president Siti – sono rilevanti anche in ottica degli obiettivi di copertura Oms. Aspettiamo ora che il ministero della Salute pubblichi i dati reali”.

Fonte: ansa.it

Ogni anno 8 milioni di bimbi con difetti congeniti, molti evitabili

Ogni anno nel mondo nascono 8 milioni di neonati con una malformazione o un’anomalia congenita che può causarne la morte o gravi danni. Di questi, 25.000 solo in Italia, praticamente 480 a settimana. A puntare l’attenzione sul problema, chiedendo di fare più prevenzione tra le coppie che desiderano avere figli, è la Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Giornata Mondiale dei Difetti Congeniti, che si celebra il 3 marzo.

Considerando tutti i casi, la frequenza dei difetti congeniti è stimata essere intorno al 5%: un bambino ogni 20 nati presenta una malformazione, da quelle più frequenti, come le anomalie cardiache, a quelli più rari, come sindrome di down, spina bifida e il ‘labbro leporino’, fino a quelli rarissimi, come la anencefalia, o mancato sviluppo del cervello. Ma si fa poca prevenzione. “Gli organi dei bimbi si formano durante le prime settimane di gravidanza, prima ancora che la donna realizzi di essere incinta”, afferma il presidente della Sin Fabio Mosca. Ma, prosegue, “quello che manca è una politica di prevenzione che inizi prima della gravidanza, appena la coppia comincia a pensare di avere un figlio”.

Un solo dato, ma molto indicativo, riguarda l’assunzione di acido folico già prima del concepimento, cosa che permette di ridurre il rischio di difetti del tubo neurale: in Italia, spiega la Sin, solo una donna su quattro assume acido folico prima di iniziare la gravidanza. Di qui la Giornata Mondiale del 3 marzo, per diffondere sensibilizzazione in tutti i Paesi, attraverso iniziative di informazione e anche sui social, con l’hashtag #WorldBDDat.

 

Fonte: ansa.it

Logopedia potenzia il linguaggio, in aiuto agli autistici

Circa 78 mila persone sono colpite a autismo in Italia, 270 mila soffrono di disturbi dello spettro autistico. Una malattia complessa, dai sintomi ‘unici’ che impattano sulle capacità del linguaggio e sulle abilità sociali.
Complessa ma che consente un’attivazione delle diverse abilità coinvolte. Una delle figure ‘chiave’ nell’ambito del necessario approccio multidisciplinare (composto da neuropsichiatra infantile, psicologo, fisioterapista, terapista della neuropsicomotricità e terapista occupazionale, nutrizionista, logopedista) è proprio il logopedista, fondamentale nell’educazione del bambino a una interazione con il mondo, in grado di stimolare alcune abilità come comunicare, comprendere, parlare, leggere e scrivere, utili nel vivere scolastico e socio-relazionale.

In casi più seri è possibile ricorrere alla Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) che attraverso il linguaggio dei segni, immagini e video, ma anche computer, tablet e device elettronici, aiuta i bambini con importanti difficoltà di linguaggio e comprensione a entrare in relazione a ‘proprio modo’ con gli altri e il mondo che li circonda. Non è un caso che la Giornata Europea della Logopedia 2019 (6 marzo) sia quest’anno proprio dedicata all’autismo. Dal 4 all’8 marzo, la Federazione italiana dei Logopedisti si attiverà come di consueto per i cittadini e tutti coloro che hanno necessità di informazioni e di aiuto. Una disponibilità ‘multicanale’ attraverso il telefono (049.8647936 dalle ore 10 alle ore 12), web (fli.it) e con il profilo e la chat di Facebook (facebook.com/FederazioneLogopedistiItaliani).

“In funzione della complessità della malattia e delle differenti manifestazioni – spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione dei Logopedisti – è importante che al primo sospetto ci si rivolga al pediatra, in grado di osservare con parametri corretti come gioca e comunica il bambino, creando situazioni per capire le maggiori difficoltà, monitorando nel tempo l’evoluzione della potenziale sintomatologia di malattia, oppure inviando a un centro di cura specializzato per avviare un trattamento multidisciplinare che si avvale di più figure professionali: il neuropsichiatra infantile, lo psicologo, il fisioterapista, il terapista della neuropsicomotricità e terapista occupazionale, il nutrizionista, il logopedista”. “È importante – aggiunge Raffaella Citro, vicepresidente logopedisti europei (CPLOL) – che anche il genitore sia coinvolto nelle sedute ‘terapeutico-educazionali’, soprattutto se l’area della comunicazione è particolarmente compromessa, affinché possa imparare i modi migliori per comunicare ed essere compreso dal proprio bambino e per stimolare la sua iniziativa.

 

Fonte: ansa.it