Salute & Benessere. HIV, dott. Peluso: “Strategie terapeutiche efficaci a garantire una buona qualità di vita”

Per un nuovo appuntamento di “Salute & Benessere”, abbiamo approfondito l’argomento “HIV” con il dott. Pasquale Peluso, responsabile del Settore Biologia Molecolare del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino.

Dottore, parliamo dell’HIV. Che tipo di virus è e come avviene la trasmissione…

“L’HIV, virus dell’immunodeficienza umana, è un RNA virus che attacca e distrugge i globuli bianchi ed in particolare i linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. In tal modo, il sistema immunitario, viene indebolito fino ad annullare la risposta contro virus, batteri, protozoi, funghi ed alcuni tipi di tumori. L’HIV si può trasmettere solo venendo a contatto con i liquidi biologici di individui infetti. L’infezione si verifica quando il patogeno contenuto in uno di questi liquidi, riesce ad entrare nel corpo di un’altra persona attraverso piccole ferite della pelle o lesioni delle mucose anche non visibili. Le vie di trasmissione sono:

– sessuale: quando si viene a contatto con sperma e secrezioni vaginali attraverso rapporti etero od omosessuali non protetti da alcun metodo di prevenzione;

– ematica: attraverso sangue e suoi derivati, mediante scambio di siringhe o strumenti usati per assumere sostanze psicoattive, tramite trasfusioni di sangue o emoderivati infetti;

– verticale: infezione da madre a neonato durante la gestazione, nel momento del parto o anche, seppur raramente, attraverso l’allattamento”.

Non esiste ad oggi alcun vaccino per la prevenzione dell’infezione da HIV ma per ridurre il rischio, possono essere presi degli accorgimenti…

“Dopo il contagio, è possibile vivere per anni senza alcun sintomo ed accorgersi dell’infezione solo al manifestarsi di una malattia. Pertanto, mediante l’utilizzo di poche e semplici precauzioni, si può ridurre o addirittura annullare il rischio di essere contagiati da una persona apparentemente sana. Con riferimento alla trasmissione ematica, bisogna evitare l’uso in comune di siringhe, aghi o altro materiale usato per l’iniezione di sostanze. Quando ci si sottopone ad iniezioni, agopuntura, tatuaggi e piercing, bisogna assicurarsi che gli aghi utilizzati siano monouso. Per l’uso di sangue e suoi derivati o per trapianti di organo ed inseminazione artificiale, si ricorda che tutti i paesi europei effettuano rigorosi screening al fine di escludere l’eventuale presenza di HIV. Per evitare la trasmissione per via sessuale si raccomanda di condurre una relazione monogama o esclusiva, in cui entrambi i partner siano sieronegativi all’HIV e non abbiano altri comportamenti a rischio al di fuori della coppia. Nel caso di rapporti occasionali, si consiglia di evitare comportamenti sessuali a rischio e di utilizzare sempre il profilattico, dall’inizio alla fine dell’atto. Si sottolinea che, anche un solo rapporto non protetto, potrebbe essere fonte di contagio”.

Sono tante le persone con HIV che vivono in Italia e molte di queste non sanno di essere positive. Come avviene la diagnosi e presso il Centro Futura Diagnostica, quale tipo di esame o test viene effettuato?

“Come accennato in precedenza, non sempre ci si accorge di aver contratto la malattia. L’unico modo per scoprire l’infezione è quello di sottoporsi ad un test diagnostico. Attualmente esistono vari tipi di esami che danno risposte certe in caso di comportamento a rischio:

– i test di III generazione, ricercano solo gli anticorpi anti HIV e mettono in evidenza l’avvenuta infezione dopo 3/4 settimane dall’episodio a rischio;

– i test di IV generazione (test combinati), ricercano gli anticorpi anti HIV prodotti dagli individui e parti di virus, come l’antigene p24. Tali test, riescono ad evidenziare l’infezione dopo soli 20 giorni.

Tra il momento del contagio e la positivizzazione del test HIV, intercorre il cosiddetto “periodo finestra”, variabile da 40 a 90 giorni. In questo periodo, anche se il soggetto risulta negativo al test, è comunque già in grado di trasmettere l’infezione. Presso il nostro centro, si effettuano entrambi i test diagnostici sopracitati”.

Dottore, ci sono vari stadi dell’infezione?

“L’Aids identifica lo stadio clinico avanzato dell’infezione da HIV. E’ una sindrome che può manifestarsi nelle persone con HIV anche dopo diversi anni dall’avvenuto contagio. Infatti, le cellule CD4 del sistema immunitario, calano drasticamente e l’organismo perde la sua capacitĂ  di combattere anche le infezioni piĂą banali, causate da agenti patogeni di tipo opportunistico.  Parliamo di protozoi (toxoplasma etc..), batteri (mycobacterium tuberculosis), virus (herpes simplex e cytomegalovirus), funghi (candida albicans) e anche di alcuni tipi di tumori tra cui linfomi, sarcoma di Kaposi e carcinoma del collo dell’utero”.

Grazie agli enormi passi in avanti fatti nel trattamento dell’HIV negli ultimi trent’anni, questa condizione si può finalmente definire come una malattia cronica e non più una malattia mortale…

“A partire dal 1987, sono stati introdotti farmaci ad azione antiretrovirale, i quali sono capaci di bloccare la riproduzione del virus nelle cellule, riducendone la quantità circolante nell’organismo. Nel corso degli anni, a causa della forte tendenza alla mutazione dell’HIV, sono stati trovati farmaci sempre nuovi ed efficienti, che vengono somministrati anche contemporaneamente (terapia combinata). In questo modo, si cerca di controllare e rallentare la crescita del virus, in modo da non arrivare allo stadio di Aids conclamato. Occorre tuttavia tenere presente che le attuali strategie terapeutiche, anche se molto efficaci, non consentono la guarigione dall’infezione ma permettono di tenerla sotto controllo, garantendo una buona qualità di vita con aspettative analoghe a quelle di un individuo non infetto”.

Concludiamo con il costo dell’esame presso il Centro Futura Diagnostica…

“Il costo dell’esame è di 15,00 euro”.

Fonte: irpiniatimes.it

Screening fertilitĂ , dott.ssa Scalona: “L’etĂ  gioca un ruolo fondamentale”

Screening fertilitĂ . Abbiamo approfondito l’argomento con la consulente genetica dott.ssa Marilina Scalona del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino per un nuovo appuntamento di “Salute & Benessere”.

Dottoressa, in cosa consiste lo screening fertilitĂ ?

“Il termine fertilitĂ  indica la capacitĂ  di un organismo vivente di riprodursi, ossia di concepire una nuova vita, e si definisce vita fertile il periodo in cui la donna è in grado di procreare. La probabilitĂ  mensile di concepire un figlio è intorno al 30%, ma si riduce al 20% dopo i 35 anni e al 10% dopo i 40 anni. La fertilitĂ  diminuisce con l’etĂ , con effetti piĂą evidenti nella donna che nell’uomo.  Queste condizioni oltre a subire gli effetti di fattori fisiologici e ambientali sono influenzate anche da fattori psicologici. Bisogna inoltre fare un’importante distinzione tra infertilitĂ  e sterilitĂ , la prima è un difetto dell’annidamento e/o sviluppo dell’embrione per cui c’è l’incapacitĂ  di proseguire la gravidanza fino ad un’epoca di vitalitĂ  del feto, la seconda invece è un ostacolo alla fecondazione che determina l’assoluta mancanza della capacitĂ  riproduttiva sia nella donna che nell’uomo”.

Screening fertilitĂ  donna…

“Lo Screening FertilitĂ  Donna è un insieme di esami sierologici, biochimici, genetici e microbiologici per la ricerca di agenti infettivi, alterazioni ormonali e/o genetiche che possono causare infertilitĂ . Lo Screening FertilitĂ  Donna include il dosaggio degli ormoni FSH, LH, 17 beta-estradiolo, progesterone, prolattina, coinvolti nel processo di ovulazione, l’ormone antimulleriano (AMH) e l’inibina B, indicatori della riserva ovarica nella donna, e il tampone germi comuni. Inoltre include anche l’analisi del cariotipo su sangue periferico, delle mutazioni dei fattori della coagulazione e delle principali mutazioni della fibrosi cistica e dell’X-fragile”. 

Screening fertilitĂ  uomo…

“Lo Screening FertilitĂ  Uomo include il dosaggio degli ormoni FSH, LH e testosterone, coinvolti nel processo di spermatogenesi e maturazione degli spermatozoi, Inibina B (indicatore di spermatogenesi), l’analisi del liquido seminale (spermiogramma), esame delle caratteristiche chimico-fisiche, e la spermiocoltura per la ricerca di microrganismi responsabili di infezioni genitali. Inoltre include anche l’analisi del cariotipo su sangue periferico, delle principali mutazioni della fibrosi cistica e delle microdelezioni del cromosoma Y. E’ interessante soffermarsi sull’importanza e il significato che le indagini genetiche assumono nello screening di coppia. Il cariotipo è un esame che permette di individuare eventuali anomalie cromosomiche sia numeriche che strutturali responsabili di alterazioni durante il processo di gametogenesi. Le mutazioni sul gene CFTR responsabili della fibrosi cistica vanno ricercate perchĂ© possono determinare l’agenesia congenita dei vasi deferenti (CAVD) ovvero dei canali che conducono gli spermatozoi dai testicoli all’uretra. L’assenza di spermatozoi – detta azoospermia – o la loro riduzione patologica (<10 milioni di spermatozoi/ml) – detta oligospermia ostruttiva causata da CAVD – costituiscono circa il 3% delle cause di infertilitĂ  maschile, di questi l’85% dei casi è dovuta alla presenza di mutazioni sul gene CFTR. Frequentemente si osserva anche la riduzione del volume dell’eiaculato per alterazione delle vescichette seminali, due ghiandole vicine alla prostata, responsabili della produzione della maggior parte del liquido in cui gli spermatozoi sono immersi. Per questo motivo gli uomini con problemi di infertilitĂ  causata da volume <1 ml, azoospermia o oligospermia (<10 milioni di spermatozoi/ml) hanno un rischio molto maggiore rispetto alla popolazione generale di essere portatori di mutazioni sul gene CFTR ed è quindi consigliato procedere al test di screening. La ricerca delle microdelezioni del braccio lungo del cromosoma Y viene eseguita perchĂ©  rappresentano la causa genetica piĂą frequente di infertilitĂ  maschile. I pazienti con grave oligozoospermia o azoospermia presentano microdelezione del cromosoma Y in circa il 10-15% dei casi”. 

In quali casi è consigliato lo screening fertilità?

“Lo Screening è consigliato a:

  • donne alla prima gravidanza con problematiche di concepimento dopo almeno 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti;
  • donne con storie di poliabortivitĂ  precoce (entro i 3 mesi di gravidanza);
  • donne con alterazioni anatomiche e/o funzionali tubo-pelviche, utero-endometriali, cervico-vaginali;
  • donne con patologie croniche in etĂ  fertile;
  • uomini con storie di episodi febbrili rilevanti o difetti testicolari”.

InfertilitĂ : cos’è e quali sono le cause… 

“L’infertilitĂ  riguarda l’incapacitĂ  di concepire o di portare a termine una gravidanza. La diagnosi viene posta in seguito all’evidenza di mancata gravidanza dopo 12 mesi di rapporti non protetti oppure nel caso di gravidanze non portate a termine. L’infertilitĂ  riguarda circa il 15% delle coppie. In circa il 33% dei casi si tratta di problemi femminili mentre in un altro 33% dei casi, si tratta di fattori maschili. Nella parte restante la problematica riguarda sia la donna che l’uomo. L’infertilitĂ  può essere: primaria quando non si è mai realizzato un concepimento e secondaria quando si presenta dopo una precedente gravidanza. L’etĂ  gioca un ruolo fondamentale nell’infertilitĂ , in modo particolare da quando le coppie hanno cominciato a posticipare i tentativi di concepimento tra i 30 e i 40 anni. Il picco di fertilitĂ  femminile viene raggiunto intorno ai 20 anni e comincia a diminuire dopo i 35-40 anni. La donna si avvia progressivamente alla menopausa, nonostante alcuni ovuli possano essere ancora presenti e funzionali. L’aumento dell’etĂ  maschile invece comporta la diminuzione del numero di spermatozoi, della loro motilitĂ  e porta quindi alla diminuzione delle probabilitĂ  di concepimento. Altri problemi correlati all’avanzamento dell’etĂ  riguardano la diminuzione del testosterone, l’alterazione della funzionalitĂ  della prostata, la disfunzione erettile o i problemi di eiaculazione. Oltre l’etĂ , vi sono però altri problemi che possono riguardare la fertilitĂ  maschile o femminile, tra i quali: malattie concomitanti, come il diabete, abitudine ad uno stile di vita poco sano, abitudine al fumo o all’uso di alcol e/o droghe, l’essere sovrappeso o sottopeso, l’esposizione a sostanze chimiche o tossine, l’esercizio eccessivo. Sebbene talvolta non siano note le cause precise dell’infertilitĂ , esistono alcune patologie o condizioni cliniche che sono piĂą frequentemente associate a questo tipo di problemi. Esse possono riguardare, ad esempio, il rilascio degli ovuli, interferire con la motilitĂ  spermatica o influenzare il processo di fecondazione o impianto dell’ovulo fecondato. Nella donna, alcune patologie responsabili di infertilitĂ  sono: malattia infiammatoria pelvica (PID) e blocco delle tube di falloppio causato da complicanze derivate da malattie sessualmente trasmissibili, alterazione dei livelli ormonali (ad esempio degli estrogeni, FSH o LH), sindrome dell’ovaio policistico, che può interferire con l’ovulazione, insufficienza ovarica primaria, presenza di fibromi nell’utero, endometriosi, malattie autoimmuni, come la sindrome da antifosfolipidi, ipotiroidismo, intolleranza al glutine (celiachia). Negli uomini si possono avere invece: disfunzione erettile, problemi legati allo sperma, riguardanti la bassa conta spermatica, la bassa motilitĂ , l’alterazione della forma degli spermatozoi o la presenza di sperma che tende ad addensarsi e quindi comporta la difficoltĂ  per gli spermatozoi di raggiungere l’ovulo, alterazioni ormonali, ad esempio del testosterone, dell’LH e dell’FSH, varicocele (ingrossamento delle vene presenti in prossimitĂ  dei testicoli), ostruzione delle vie spermatiche e quindi difficoltĂ  nell’eiaculazione, complicanze della parotite (orecchioni) che possono causare infiammazione dei testicoli, danno ad uno od entrambi i testicoli, Sindrome di Klinefelter”.

L’infertilità è una condizione irreversibile?

“L’infertilitĂ  non è assolutamente una condizione irreversibile. Nel momento in cui la coppia si è sottoposta a tutti gli esami sopra elencati e non è stata riscontrata alcuna anomalia si ritiene che lo stile di vita (abitudini alimentari, insufficienti rapporti sessuali, alto livello di stress generale, sedentarietà…….) sia determinante nella riuscita o meno del tentativo di concepimento. Un impegno della coppia a rispettare tutte le condizioni che normalmente sono consigliate può risolversi con una lieta gravidanza”.

Fonte: irpiniatimes.it

Prof Taccone: “Tumore alla prostata spesso asintomatico”

Per un nuovo appuntamento di Salute & Benessere, il direttore di Irpiniatimes, la dott.ssa Anna Vecchione ha intervistato il consulente scientifico del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino, prof. Walter Taccone con il quale è stato affrontato il tema “PSA (Prostate Specific Antigen)”.

Dottore che cos’è il PSA e qual è la sua funzione?

“Fra i marcatori tumorali di interesse clinico, il PSA (Prostate Specific Antigen) è certamente uno dei pochi definiti ORGANO SPECIFICO, in quanto presente esclusivamente nelle patologie prostatiche. Antigene Prostatico Specifico, è una proteina prodotta dalla prostata, una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile. La funzione della prostata è di produrre il liquido seminale che veicola gli spermatozoi durante l’eiaculazione. Il PSA è uno dei principali componenti di questo fluido e solo in minime quantitĂ  è presente fisiologicamente anche nel circolo sanguigno. In condizioni normali la prostata ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario. Questa ghiandola è molto sensibile all’azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita”. 

Parliamo del test del PSA…

“Un semplice prelievo di sangue è quindi sufficiente per misurarne la concentrazione, che nella norma è molto bassa. L’unitĂ  di misura è il nanogrammo per millilitro (ng/ml) di siero. I valori di riferimento sono differenziati per la patologia benigna (Ipertrofia della prostata con valori fino a 10.0 ng/ml) e per la patologia maligna (Tumore con valori superiori a 10 ng/ml ). Nelle risposte delle analisi figura il valore normale della popolazioni asintomatica e con etĂ  inferiore ai 60 anni, pari a 0-3.0 ng/ml. Occorre però chiarire immediatamente che il semplice dosaggio del PSA su sangue non può assolutamente essere il solo indice di presenza o meno del tumore, in quanto la diagnosi certa si esegue con l’ecografia trans-rettale e con prelievi multipli bioptici della prostata e del tessuto circostante. Il dosaggio del PSA è stato da sempre considerato come indice utile per un programma di screening. I primi lavori pubblicati negli anni 80, fra cui molteplici pubblicazioni del nostro Consulente Scientifico in associazione con la divisione di Urologia dell’Azienda G. Moscati di Avellino, hanno messo in risalto l’utilitĂ  nel programma di selezione degli ammalati di prostata – patologia benigna o maligna – , ma hanno chiaramente fatto intendere che la SensibilitĂ  diagnostica del test, considerando i valori falsi negativi e falsi positivi, era molto significativa nella popolazione SELEZIONATA in base al valore dell’etĂ , considerando che la FREQUENZA del tumore nella popolazione anziana è di gran lunga superiore a quella della popolazione maschile di etĂ  variabile. Infatti la SensibilitĂ  va rapportata alla frequenza della malattia neoplastica e quindi aumenta significativamente nel caso di popolazione sintomatica e/o con etĂ  superiore ai 60 anni”.

Nel Suo Centro ha modo di riscontrare alti numeri di tumore alla prostata? 

“In veritĂ  nel nostro Centro arriva un utente giĂ  selezionato dal MMG o da Centri di Oncologia per il monitoraggio del PSA. E’ abbastanza raro che pervenga un utente senza segni clinici o solo per la prevenzione in base ai fattori di rischio. Il monitoraggio del PSA nelle patologie giĂ  acclarate resta un validissimo ausilio per controllare il follow-up della malattia e per la diagnosi precoce di eventuali recidive”.

Ci conferma che spesso il tumore della prostata è asintomatico ?

“Da vari studi, per lo piĂą americani, dove il test del PSA conserva una validitĂ  per lo screening mirato della popolazione, si evince che si trovano tanti tumori che non avrebbero avuto conseguenze. Questo cancro infatti è molto frequente. Secondo le statistiche dei ritrovamenti occasionali nelle autopsie di maschi oltre i 50 anni, morti per un qualsiasi accidente della vita: il 30 per cento delle prostate contiene un carcinoma (piĂą l’etĂ  è avanzata piĂą aumenta la percentuale), che nella grande maggioranza dei casi non si è sviluppato e manifestato clinicamente. Questo studio trova conforto in numerosi studi retrospettivi che quindi evidenziano che molto spesso il tumore della prostata non dĂ  segni evidenti di presenza nei soggetti che pure possono sviluppare nel tempo il tumore”.

Negli ultimi anni, spesso si ha una diagnosi precoce grazie all’affinamento delle metodiche moderne; la gran parte dei carcinomi prostatici viene diagnosticata proprio nelle fasi iniziali…

“Come detto in precedenza, il nostro consiglio è che, superati i 50 anni, il controllo periodico, su base annua, del PSA e una esplorazione rettale da parte dell’urologo, possono permettere l’individuazione precoce della malattia e fornire maggiori possibilitĂ  per sconfiggerla. In sostanza, chi si sottopone a screening per il cancro della prostata può togliersi i dubbi; ulteriori analisi gli diranno se ha il cancro e se deve trattarlo. Siccome non ci sono mezzi per discriminare tra tumori aggressivi e meno, è necessario che lo trovi il prima possibile, quando i trattamenti sono piĂą efficaci. Negli anni le tecniche di diagnosi hanno subito una continua evoluzione: l’esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico è la biopsia prostatica. La risonanza magnetica multiparametrica è diventata fondamentale per decidere se e come sottoporre il paziente a tale biopsia, che viene eseguita in anestesia locale, ambulatorialmente o in day hospital, e dura pochi minuti. Grazie alla guida della sonda ecografica inserita nel retto vengono effettuati, con un ago speciale, circa 12 prelievi per via trans-rettale o per via trans-perineale (la regione compresa tra retto e scroto) che sono poi analizzati dal patologo al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali. La biopsia prostatica può essere anche eseguita in maniera mirata sotto la guida della risonanza magnetica multiparametrica effettuata in precedenza”. 

Dottore, parliamo dei fattori di rischio…

“Quando si parla di tumore della prostata un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiaritĂ : il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello eccetera) con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia. Anche la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2, giĂ  coinvolti nell’insorgenza di tumori di seno e ovaio, o del gene HPC1, può aumentare il rischio di cancro alla prostata. La probabilitĂ  di ammalarsi potrebbe essere legata anche ad alti livelli di ormoni come il testosterone, che favorisce la crescita delle cellule prostatiche, e l’ormone IGF1, simile all’insulina, ma che lavora sulla crescita delle cellule e non sul metabolismo degli zuccheri. Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi, obesitĂ , mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle caratteristiche e delle abitudini poco salubri, sempre piĂą diffuse nel mondo occidentale, che possono favorire lo sviluppo e la crescita del tumore della prostata”.

In funzione preventiva, a quanti anni gli uomini dovrebbero iniziare a controllare il valore del PSA?

“Tutti gli studi effettuati negli ultimi 35 anni hanno evidenziato che l’etĂ  giusta per sottoporsi ad eventuale programma di screening nel paziente asintomatico – mancanza di problemi urinari sia per la difficoltĂ  ad urinare che per la continua minzione di urine di piccola quantitĂ ; dolore quando si urina; sangue nelle urine o nella sperma; sensazione di non riuscire ad urinare in maniera completa – è certamente intorno ai 50 anni. Le possibilitĂ  di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con piĂą di 65 anni. I ricercatori hanno dimostrato che circa il 70 per cento degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dĂ  segni di sĂ© e viene trovata solo in caso di autopsia dopo la morte”.

Fonte: irpiniatimes.it

Dott.ssa Di Marzo: “Patologie tiroidee molto piĂą frequenti nelle donne”

Tiroide. Cos’è, quali sono i sintomi e le terapie. Per un nuovo appuntamento di Salute & Benessere, ne abbiamo parlato con la dott.ssa Francesca Di Marzo Capozzi, Responsabile Sanitaria del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino.

Dottoressa, che cos’è la tiroide?

“La tiroide è una ghiandola endocrina posta nel collo, appena sotto la cartilagine tiroidea (il cosiddetto pomo d’Adamo); ha la forma di una farfalla con le “ali” ai lati della laringe. La tiroide produce gli ormoni tiroidei che rilascia nel circolo sanguigno, solo se stimolata a sua volta da un altro ormone: il TSH (ormone tireostimolante) che viene prodotto e rilasciato dall’ipofisi, una ghiandola posta nelle parti piĂą profonde del cervello. La struttura degli ormoni tiroidei è caratterizzata dalla presenza di alcuni atomi di iodio, infatti circa un terzo dello iodio che entra nell’organismo attraverso il tubo gastroenterico, la cute e i polmoni, viene captato dalla tiroide. Le sue funzioni sono molteplici, nello sviluppo fetale, in quello del bambino e dell’adolescente, e sono fondamentali anche nella vita adulta. Durante quest’ultimo periodo, la tiroide controlla soprattutto il metabolismo energetico e alcuni aspetti della funzionalitĂ  cardiovascolare e muscolare”. 

Nel mondo ci sono piĂą di 300 milioni di persone che hanno dei disturbi della tiroide. Ci conferma che queste disfunzioni colpiscono soprattutto le donne?

“La tiroide ha un ruolo molto importante per la crescita e lo sviluppo dell’organismo, in particolare quello femminile. Le patologie tiroidee sono molto piĂą frequenti nelle donne che sono colpite da 5 a 10 volte di piĂą rispetto agli uomini, e sono rare nell’infanzia e poco frequenti nell’adolescenza , in genere aumentano dopo i vent’anni. Nella donna un cattivo funzionamento della tiroide può alterare il ciclo mestruale, ridurre la fertilitĂ , aumentare l’abortivitĂ , e mettere a rischio lo sviluppo fetale. Per questo motivo è molto importante controllare la funzionalitĂ  tiroidea prima del concepimento”.

Ipertiroidismo e ipotiroidismo, quali sono le differenze.

“Le patologie tiroidee piĂą diffuse sono: l’ipotiroidismo (ridotta funzione tiroidea) che colpisce circa l’8% delle donne e il 2% degli uomini. E’ quasi sempre di origine autoimmune, cioè causata da un errore del sistema immunitario del soggetto che produce anticorpi che distruggono la proria tiroide. L’ipertiroidismo (eccessiva attivitĂ  tiroidea), invece è meno frequente, infatti colpisce circa il 2-3% delle donne e lo 0,2-0,3% degli uomini. L’ipertiroidismo può essere la forma piĂą diffusa del morbo di Basedow, una malattia autoimmune che può presentare anche alterazioni degli occhi, o essere legata alla presenza di noduli tiroidei”. 

Quali sono i sintomi che fanno scattare il campanello d’allarme e decidere di ricorrere ad un controllo?

“I sintomi possono variare molto: dal senso di freddo, cute secca, perdita di capelli, difficoltĂ  di concentrazione, stipsi, aumento di peso e gonfiore, soprattutto nell’ipotiroidismo. I sintomi principali dell’ipertiroidismo invece sono: ansia, irritabilitĂ , intolleranza al caldo, eccessiva sudorazione, palpitazioni, astenia, perdita di peso, tachicardia e aritmie”.

Che tipo di esame viene effettuato?

“Per valutare la funzionalitĂ  tiroidea basta eseguire un semplice esame del sangue. In questo laboratorio si eseguono test di altissima sensibilitĂ  funzionale ottenuta grazie all’utilizzo di tecnologie di immunoenzimatica in chemiluminescenza. Il controllo della funzionalitĂ  tiroidea viene effettuata mediante il dosaggio delle concentrazioni del TSH e degli ormoni tiroidei T3 (triidotironina) e T4 (tiroxina) nella loro forma libera (Free) , perchè è proprio è proprio il dosaggio della forma libera che è indice della corretta funzionalitĂ  tiroidea. Allo stesso modo effettuiamo il dosaggio delle concentrazioni di Tireoglobulina (Tg)  una proteina che ha il ruolo di immagazzinare e sintetizzare gli ormoni tiroidei, e di autoanticorpi Anti-tireoglobulina(TgAb) e anticorpi anti-perossidasi(TPO -Ab) un’altra proteina espressa solo nelle cellule della tiroide. Questi ultimi presenti in pazienti affetti da Tiroidite di Hashimoto”.

Quali sono le cause dei problemi tiroidei?

“Le cause dei disturbi alla tiroide sono molteplici:

  • l’etĂ  superiore a 50 anni;
  • la presenza di familiari con malattie tiroidee;
  • l’essere fumatori;
  • l’assunzione di alcuni farmaci come amiodarone o immunosoppressori;
  • l”assunzione di poco iodio con la dieta o al contrario l’uso eccessivo d’integratori a base di iodio;
  • l’esposizione a radiazioni”.

Quanto funzionano le terapie?

“Nel caso di ipertiroidismo, quando cioè la tiroide funziona troppo, e gli ormoni ( FT3 e FT4) sono alti mentre il TSH è basso, la terapia medica si basa sull’utilizzo di farmaci che riducono la produzione di ormoni da parte della tiroide, e in genere è ben tollerata e da buoni risultati. Un’altra terapia ,in pazienti che sono intolleranti a questi farmaci, è quella radiometabolica, con somministrazione di iodio radioattivo. La terapia chirurgica invece viene utilizzata invece nei pazienti recidivanti. Nel caso dell’ipotiroidismo la terapia farmacologica ha dato ottimi risultati , ma la posologia deve sempre essere stabilita dal medico curante in base ai continui controlli del dosaggio delle concentrazioni degli ormoni tiroidei”.

di Anna Vecchione

Fonte: irpiniatimes.it