Prof Taccone: “Tumore alla prostata spesso asintomatico”

Per un nuovo appuntamento di Salute & Benessere, il direttore di Irpiniatimes, la dott.ssa Anna Vecchione ha intervistato il consulente scientifico del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino, prof. Walter Taccone con il quale è stato affrontato il tema “PSA (Prostate Specific Antigen)”.

Dottore che cos’è il PSA e qual è la sua funzione?

“Fra i marcatori tumorali di interesse clinico, il PSA (Prostate Specific Antigen) è certamente uno dei pochi definiti ORGANO SPECIFICO, in quanto presente esclusivamente nelle patologie prostatiche. Antigene Prostatico Specifico, è una proteina prodotta dalla prostata, una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile. La funzione della prostata è di produrre il liquido seminale che veicola gli spermatozoi durante l’eiaculazione. Il PSA è uno dei principali componenti di questo fluido e solo in minime quantitĂ  è presente fisiologicamente anche nel circolo sanguigno. In condizioni normali la prostata ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario. Questa ghiandola è molto sensibile all’azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita”. 

Parliamo del test del PSA…

“Un semplice prelievo di sangue è quindi sufficiente per misurarne la concentrazione, che nella norma è molto bassa. L’unitĂ  di misura è il nanogrammo per millilitro (ng/ml) di siero. I valori di riferimento sono differenziati per la patologia benigna (Ipertrofia della prostata con valori fino a 10.0 ng/ml) e per la patologia maligna (Tumore con valori superiori a 10 ng/ml ). Nelle risposte delle analisi figura il valore normale della popolazioni asintomatica e con etĂ  inferiore ai 60 anni, pari a 0-3.0 ng/ml. Occorre però chiarire immediatamente che il semplice dosaggio del PSA su sangue non può assolutamente essere il solo indice di presenza o meno del tumore, in quanto la diagnosi certa si esegue con l’ecografia trans-rettale e con prelievi multipli bioptici della prostata e del tessuto circostante. Il dosaggio del PSA è stato da sempre considerato come indice utile per un programma di screening. I primi lavori pubblicati negli anni 80, fra cui molteplici pubblicazioni del nostro Consulente Scientifico in associazione con la divisione di Urologia dell’Azienda G. Moscati di Avellino, hanno messo in risalto l’utilitĂ  nel programma di selezione degli ammalati di prostata – patologia benigna o maligna – , ma hanno chiaramente fatto intendere che la SensibilitĂ  diagnostica del test, considerando i valori falsi negativi e falsi positivi, era molto significativa nella popolazione SELEZIONATA in base al valore dell’etĂ , considerando che la FREQUENZA del tumore nella popolazione anziana è di gran lunga superiore a quella della popolazione maschile di etĂ  variabile. Infatti la SensibilitĂ  va rapportata alla frequenza della malattia neoplastica e quindi aumenta significativamente nel caso di popolazione sintomatica e/o con etĂ  superiore ai 60 anni”.

Nel Suo Centro ha modo di riscontrare alti numeri di tumore alla prostata? 

“In veritĂ  nel nostro Centro arriva un utente giĂ  selezionato dal MMG o da Centri di Oncologia per il monitoraggio del PSA. E’ abbastanza raro che pervenga un utente senza segni clinici o solo per la prevenzione in base ai fattori di rischio. Il monitoraggio del PSA nelle patologie giĂ  acclarate resta un validissimo ausilio per controllare il follow-up della malattia e per la diagnosi precoce di eventuali recidive”.

Ci conferma che spesso il tumore della prostata è asintomatico ?

“Da vari studi, per lo piĂą americani, dove il test del PSA conserva una validitĂ  per lo screening mirato della popolazione, si evince che si trovano tanti tumori che non avrebbero avuto conseguenze. Questo cancro infatti è molto frequente. Secondo le statistiche dei ritrovamenti occasionali nelle autopsie di maschi oltre i 50 anni, morti per un qualsiasi accidente della vita: il 30 per cento delle prostate contiene un carcinoma (piĂą l’etĂ  è avanzata piĂą aumenta la percentuale), che nella grande maggioranza dei casi non si è sviluppato e manifestato clinicamente. Questo studio trova conforto in numerosi studi retrospettivi che quindi evidenziano che molto spesso il tumore della prostata non dĂ  segni evidenti di presenza nei soggetti che pure possono sviluppare nel tempo il tumore”.

Negli ultimi anni, spesso si ha una diagnosi precoce grazie all’affinamento delle metodiche moderne; la gran parte dei carcinomi prostatici viene diagnosticata proprio nelle fasi iniziali…

“Come detto in precedenza, il nostro consiglio è che, superati i 50 anni, il controllo periodico, su base annua, del PSA e una esplorazione rettale da parte dell’urologo, possono permettere l’individuazione precoce della malattia e fornire maggiori possibilitĂ  per sconfiggerla. In sostanza, chi si sottopone a screening per il cancro della prostata può togliersi i dubbi; ulteriori analisi gli diranno se ha il cancro e se deve trattarlo. Siccome non ci sono mezzi per discriminare tra tumori aggressivi e meno, è necessario che lo trovi il prima possibile, quando i trattamenti sono piĂą efficaci. Negli anni le tecniche di diagnosi hanno subito una continua evoluzione: l’esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico è la biopsia prostatica. La risonanza magnetica multiparametrica è diventata fondamentale per decidere se e come sottoporre il paziente a tale biopsia, che viene eseguita in anestesia locale, ambulatorialmente o in day hospital, e dura pochi minuti. Grazie alla guida della sonda ecografica inserita nel retto vengono effettuati, con un ago speciale, circa 12 prelievi per via trans-rettale o per via trans-perineale (la regione compresa tra retto e scroto) che sono poi analizzati dal patologo al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali. La biopsia prostatica può essere anche eseguita in maniera mirata sotto la guida della risonanza magnetica multiparametrica effettuata in precedenza”. 

Dottore, parliamo dei fattori di rischio…

“Quando si parla di tumore della prostata un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiaritĂ : il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello eccetera) con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia. Anche la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2, giĂ  coinvolti nell’insorgenza di tumori di seno e ovaio, o del gene HPC1, può aumentare il rischio di cancro alla prostata. La probabilitĂ  di ammalarsi potrebbe essere legata anche ad alti livelli di ormoni come il testosterone, che favorisce la crescita delle cellule prostatiche, e l’ormone IGF1, simile all’insulina, ma che lavora sulla crescita delle cellule e non sul metabolismo degli zuccheri. Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi, obesitĂ , mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle caratteristiche e delle abitudini poco salubri, sempre piĂą diffuse nel mondo occidentale, che possono favorire lo sviluppo e la crescita del tumore della prostata”.

In funzione preventiva, a quanti anni gli uomini dovrebbero iniziare a controllare il valore del PSA?

“Tutti gli studi effettuati negli ultimi 35 anni hanno evidenziato che l’etĂ  giusta per sottoporsi ad eventuale programma di screening nel paziente asintomatico – mancanza di problemi urinari sia per la difficoltĂ  ad urinare che per la continua minzione di urine di piccola quantitĂ ; dolore quando si urina; sangue nelle urine o nella sperma; sensazione di non riuscire ad urinare in maniera completa – è certamente intorno ai 50 anni. Le possibilitĂ  di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con piĂą di 65 anni. I ricercatori hanno dimostrato che circa il 70 per cento degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dĂ  segni di sĂ© e viene trovata solo in caso di autopsia dopo la morte”.

Fonte: irpiniatimes.it

Dott.ssa Di Marzo: “Patologie tiroidee molto piĂą frequenti nelle donne”

Tiroide. Cos’è, quali sono i sintomi e le terapie. Per un nuovo appuntamento di Salute & Benessere, ne abbiamo parlato con la dott.ssa Francesca Di Marzo Capozzi, Responsabile Sanitaria del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino.

Dottoressa, che cos’è la tiroide?

“La tiroide è una ghiandola endocrina posta nel collo, appena sotto la cartilagine tiroidea (il cosiddetto pomo d’Adamo); ha la forma di una farfalla con le “ali” ai lati della laringe. La tiroide produce gli ormoni tiroidei che rilascia nel circolo sanguigno, solo se stimolata a sua volta da un altro ormone: il TSH (ormone tireostimolante) che viene prodotto e rilasciato dall’ipofisi, una ghiandola posta nelle parti piĂą profonde del cervello. La struttura degli ormoni tiroidei è caratterizzata dalla presenza di alcuni atomi di iodio, infatti circa un terzo dello iodio che entra nell’organismo attraverso il tubo gastroenterico, la cute e i polmoni, viene captato dalla tiroide. Le sue funzioni sono molteplici, nello sviluppo fetale, in quello del bambino e dell’adolescente, e sono fondamentali anche nella vita adulta. Durante quest’ultimo periodo, la tiroide controlla soprattutto il metabolismo energetico e alcuni aspetti della funzionalitĂ  cardiovascolare e muscolare”. 

Nel mondo ci sono piĂą di 300 milioni di persone che hanno dei disturbi della tiroide. Ci conferma che queste disfunzioni colpiscono soprattutto le donne?

“La tiroide ha un ruolo molto importante per la crescita e lo sviluppo dell’organismo, in particolare quello femminile. Le patologie tiroidee sono molto piĂą frequenti nelle donne che sono colpite da 5 a 10 volte di piĂą rispetto agli uomini, e sono rare nell’infanzia e poco frequenti nell’adolescenza , in genere aumentano dopo i vent’anni. Nella donna un cattivo funzionamento della tiroide può alterare il ciclo mestruale, ridurre la fertilitĂ , aumentare l’abortivitĂ , e mettere a rischio lo sviluppo fetale. Per questo motivo è molto importante controllare la funzionalitĂ  tiroidea prima del concepimento”.

Ipertiroidismo e ipotiroidismo, quali sono le differenze.

“Le patologie tiroidee piĂą diffuse sono: l’ipotiroidismo (ridotta funzione tiroidea) che colpisce circa l’8% delle donne e il 2% degli uomini. E’ quasi sempre di origine autoimmune, cioè causata da un errore del sistema immunitario del soggetto che produce anticorpi che distruggono la proria tiroide. L’ipertiroidismo (eccessiva attivitĂ  tiroidea), invece è meno frequente, infatti colpisce circa il 2-3% delle donne e lo 0,2-0,3% degli uomini. L’ipertiroidismo può essere la forma piĂą diffusa del morbo di Basedow, una malattia autoimmune che può presentare anche alterazioni degli occhi, o essere legata alla presenza di noduli tiroidei”. 

Quali sono i sintomi che fanno scattare il campanello d’allarme e decidere di ricorrere ad un controllo?

“I sintomi possono variare molto: dal senso di freddo, cute secca, perdita di capelli, difficoltĂ  di concentrazione, stipsi, aumento di peso e gonfiore, soprattutto nell’ipotiroidismo. I sintomi principali dell’ipertiroidismo invece sono: ansia, irritabilitĂ , intolleranza al caldo, eccessiva sudorazione, palpitazioni, astenia, perdita di peso, tachicardia e aritmie”.

Che tipo di esame viene effettuato?

“Per valutare la funzionalitĂ  tiroidea basta eseguire un semplice esame del sangue. In questo laboratorio si eseguono test di altissima sensibilitĂ  funzionale ottenuta grazie all’utilizzo di tecnologie di immunoenzimatica in chemiluminescenza. Il controllo della funzionalitĂ  tiroidea viene effettuata mediante il dosaggio delle concentrazioni del TSH e degli ormoni tiroidei T3 (triidotironina) e T4 (tiroxina) nella loro forma libera (Free) , perchè è proprio è proprio il dosaggio della forma libera che è indice della corretta funzionalitĂ  tiroidea. Allo stesso modo effettuiamo il dosaggio delle concentrazioni di Tireoglobulina (Tg)  una proteina che ha il ruolo di immagazzinare e sintetizzare gli ormoni tiroidei, e di autoanticorpi Anti-tireoglobulina(TgAb) e anticorpi anti-perossidasi(TPO -Ab) un’altra proteina espressa solo nelle cellule della tiroide. Questi ultimi presenti in pazienti affetti da Tiroidite di Hashimoto”.

Quali sono le cause dei problemi tiroidei?

“Le cause dei disturbi alla tiroide sono molteplici:

  • l’etĂ  superiore a 50 anni;
  • la presenza di familiari con malattie tiroidee;
  • l’essere fumatori;
  • l’assunzione di alcuni farmaci come amiodarone o immunosoppressori;
  • l”assunzione di poco iodio con la dieta o al contrario l’uso eccessivo d’integratori a base di iodio;
  • l’esposizione a radiazioni”.

Quanto funzionano le terapie?

“Nel caso di ipertiroidismo, quando cioè la tiroide funziona troppo, e gli ormoni ( FT3 e FT4) sono alti mentre il TSH è basso, la terapia medica si basa sull’utilizzo di farmaci che riducono la produzione di ormoni da parte della tiroide, e in genere è ben tollerata e da buoni risultati. Un’altra terapia ,in pazienti che sono intolleranti a questi farmaci, è quella radiometabolica, con somministrazione di iodio radioattivo. La terapia chirurgica invece viene utilizzata invece nei pazienti recidivanti. Nel caso dell’ipotiroidismo la terapia farmacologica ha dato ottimi risultati , ma la posologia deve sempre essere stabilita dal medico curante in base ai continui controlli del dosaggio delle concentrazioni degli ormoni tiroidei”.

di Anna Vecchione

Fonte: irpiniatimes.it

Salute & Benessere, Covid-19 e tamponi: l’intervista al dottore Peluso

Covid-19 e tamponi, ne parliamo con il dottore Pasquale Peluso, responsabile del Settore Biologia Molecolare del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino.

Dottore, sentiamo un gran parlare di tamponi in questo momento drammatico per il nostro paese… ci spiega cos’è un tampone per Covid-19 e come si effettua?

“Come specificato nelle indicazioni dell’OMS, lo strumento più efficace ed attendibile per la diagnosi di Covid-19 è rappresentato dal tampone nasofaringeo. Il test è effettuato a partire da un prelievo di materiale biologico presente nelle prime vie respiratorie e, più precisamente, a livello della mucosa nasofaringea. Il prelievo viene effettuato, anche avvalendosi di un abbassalingua, tramite un tampone di cotone o altro materiale equivalente; il procedimento è rapido e del tutto indolore”.


Contagi in decrescita ma virus ancora in circolazione. C’è una necessitĂ  di diagnosi rapida dell’infezione… il centro Polispecialistico Futura Diagnostica rientra tra i 25 laboratori Campani, scelti per l’analisi molecolare su tampone… state utilizzando i test rapidi sierologici presso il vostro centro in attesa del placet della Regione per i tamponi… come siete organizzati per la partenza?

“La Futura Diagnostica effettua analisi di biologia molecolare da almeno due decenni e, come da Lei sottolineato, rientra nel novero dei 25 laboratori regionali idonei ad effettuare i test molecolari per Covid-19. La piattaforma analitica adottata prevede estrattori automatici per la ricerca dell’RNA virale nel materiale biologico e strumentazioni in Real-Time PCR per la retrotrascrizione e l’amplificazione degli RNA virali eventualmente presenti; il test molecolare identifica tre differenti geni bersaglio (gene E, gene N e gene RdRP), in conformità ai protocolli internazionali (OMS)”.

Chi può e deve sottoporsi a tampone?
“Il Ministero della Sanità precisa che il tampone deve essere effettuato a tutti i soggetti che presentano infezioni respiratorie, specialmente se associate a tosse, raffreddore e temperatura corporea superiore a 37.5 gradi. In particolare il test andrebbe effettuato su operatori sanitari, di servizi pubblici e lavoratori di RSA, ovvero persone fragili a causa di patologie croniche o gravi. Il tampone risulta essere l’unico strumento efficace per identificare rapidamente focolai di infezione e garantire rapide misure di contenimento, specialmente in vista della fase 2”.


Quanti tamponi negativi prima della guarigione?

“Il Consiglio Superiore di Sanità indica come paziente guarito colui il quale ha superato i sintomi da Covid-19 e che risulta negativo a due tamponi consecutivi, da effettuarsi a distanza di almeno 24 ore l’uno dall’altro. Solo a questo punto, dunque, si è considerati guariti e non contagiosi, potendo tornare alla vita di tutti i giorni, sempre nel rispetto delle regole di distanziamento sociale”.


Quanto tempo bisogna attendere per l’esito del tampone?

“I tempi tecnici per l’indagine molecolare sono compresi tra le 6-8 ore dall’inizio del processamento del tampone”.

Fonte: irpiniatimes.it

Salute & Benessere, dott.ssa Iandoli sull’ipertensione: “Vita sedentaria e fumo tra i fattori di rischio”

L’argomento di oggi è “Ipertensione”. Lo abbiamo approfondito con la dottoressa Mariarosaria Iandoli del Centro Polispecialistico Futura Diagnostica di Avellino.


Dottoressa cos’è l’ipertensione?

”Pressione arteriosa significa aumento del sangue nelle arterie, e il flusso di sangue nelle arterie è determinato dalla contrazione del muscolo cardiaco che pompa, appunto, sangue nelle arterie e dalla resistenza delle arterie al flusso del sangue. L’ipertensione è una condizione clinica che comporta un aumento di lavoro per il cuore. La misurazione della pressione arteriosa si effettua con uno strumento che si chiama sfigmomanometro e deve essere effettuata in condizioni di riposo e tranquillità’ del paziente”.

Quali sono i valori della pressione diastolica e sistolica…

“I valori normali della pressione arteriosa sono compresi tra 140 (pressione detta massima o piĂą correttamente sistolica) e 90 (pressione detta minima o diastolica); quindi, quando il cuore si contrae determinando il massimo flusso del sangue nelle arterie abbiamo la fase sistolica, quando invece si rilassa si ha una riduzione di flusso del sangue abbiamo la fase diastolica. Tutto ciò avviene tra un battito cardiaco e l’altro”.

Ipertensione arteriosa essenziale e secondaria…

“Il 95% dell’ipertensione arteriosa si definisce essenziale, e non se ne conoscono le cause; solo il 5% è detta secondaria perchĂ© collegata ad alcune malattie per lo piĂą renali. Questo tipo di ipertensione colpisce piĂą frequentemente pazienti giovani ed alcuni esami del sangue come il dosaggio di aldosterone, renina e la funzionalitĂ  renale possono essere utili nella diagnosi. L’ipertensione essenziale colpisce solitamente soggetti adulti e le donne dopo la menopausa. Malgrado non si conoscano le cause, sappiamo che alcuni fattori possono aggravarla quali ad esempio: condizioni di stress, obesitĂ , vita sedentaria, diabete mellito, fumo”.


Quali sono i sintomi dell’ipertensione?

”Molto spesso non ci sono sintomi specifici e la pressione alta può essere rilevata durante un controllo occasionale; laddove il sintomo è presente può essere rappresentato da cefalea, vertigini, senso di stordimento, fischi all’orecchio”.

E i fattori di rischio?

“Curare l’ipertensione arteriosa è importante perchĂ© rappresenta il principale fattore di rischio per malattia coronarica e accidenti cardiovascolari”.


Esistono delle terapie?

“Esistono, fortunatamente, molte categorie di farmaci per il trattamento antipertensivo che vanno adattati e monitorati nel tempo alla risposta del paziente”.

Fonte: irpiniatimes.it