Allergie, dott.ssa Palatucci: “Faber test completo”

Fonte: irpiniatimes.it

La direttrice del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino, dott.ssa Carmela Palatucci, ci parla del Faber Test.

Dottoressa parliamo del Faber Test?

“Il Faber è un test di ultima generazione introdotto recentemente presso il Centro Polispecialistico Futura Diagnostica in cui lavoro da diversi anni. Faber consente di studiare eventuali allergie nei pazienti attraverso un semplice prelievo di sangue”.

Come nasce?

“Nasce da uno studio del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), insieme ad un gruppo di allergologi del CAAM (Centro Associato Allergologia Molecolare), esperti nella diagnostica delle proteine al fine di evidenziare le allergie nei pazienti sfruttando la metodica della nanotecnologia. Studiano, in pratica, la biochimica delle proteine”.

Qual è la caratteristica del nuovo test in campo alimentare e non?

“In campo alimentare esso prende in considerazione 144 alimenti e 89 cibi diversi – in particolare uova, latte, crostacei e carni -. Attraverso questo test possiamo capire se una persona è allergica e a quale alimento. Ad esempio, se una persona, anche un bambino, è allergica al latte vaccino e non al latte d’asina, in futuro si potrebbe indirizzare la produzione su tipi di latte meno allergenici. In campo non alimentare, invece, valuta 244 test totali di cui 122 molecole allergeniche e 122 estratti allergenici provenienti da: acari, pollini di erbe, graminacee, alberi, epiteli animali, alimenti animali, vegetali, veleni di insetti pungitore, latex, muffe e lieviti”.

Chi può eseguire il test?

“Il Faber è un test che può eseguire chiunque, dal neonato alla persona anziana perché basta, ripeto, un semplice prelievo di sangue e non è necessario essere digiuni, né se si è in presenza di eczema o orticaria”.

Dottoressa, qual è la differenza tra Faber e gli altri test?

“Il Faber utilizza allergeni ed estratti molecolari e attraverso la nanotecnologia, ci consente di esaminare piccolissime molecole ed evidenziare, eventualmente, l’allergene”.

Quando è consigliato?

“Il test viene consigliato a chi vuole intraprendere un viaggio e ha dei sospetti/sintomi di allergia, a chi ha familiarità con allergia, a chi facendo un prelievo ha notato delle IGE molto alte (ci dicono di essere allergici ma non a quale sostanza). Il Faber chiarisce le idee e toglie ogni dubbio”.

Quali sono i sintomi? Come riconosciamo il campanello d’allarme?

“I più frequenti sono: eczema, intolleranza verso determinate sostanze ed alimenti, nausea”.

Infine parliamo del costo del Faber test…

“Il Faber test non è mutuabile. Il suo costo è di 250 euro, un prezzo che non deve farci allarmare considerando che andiamo a studiare 244 allergeni e in più valutiamo le proteine degli alimenti”.

Alzheimer: la diagnosi precoce passa per gli occhi

UN RAPIDO e semplice esame degli occhi potrebbe un giorno aiutare i medici a diagnosticare precocemente la malattia di Alzheimer. A riferirlo oggi sulle pagine di Ophthalmology Retina, rivista dell’American Academy of Ophthalmology, sono i ricercatori del Duke Eye Center, negli Stati Uniti, che hanno dimostrato l’efficacia di un sistema diagnostico per immagini nell’individuare in pochi secondi la presenza di precisi cambiamenti negli occhi caratteristici delle persone che si ammalano di questa patologia.

Diagnosi precoce

Il sistema, chiamato Octa (Optical Coherence Tomography Angiography), rappresenta un passo in avanti per riuscire a trovare un metodo rapido, non invasivo e poco costoso per rilevare l’Alzheimer nei suoi primi stadi. Ancora oggi, infatti, la diagnosi precoce di questa patologia rappresenta per la comunità scientifica una vera e propria sfida. Le tecniche disponibili, precisano gli autori dello studio, presentano ancora diversi limiti: alcune sono troppo costose per uno screening su vasta scala, altre rischiose, poco pratiche o in grado di rilevare i segni della malattia quando è già in una fase avanzata.

“Anche se oggi non disponiamo ancora di una medicina in grado di modificare l’andamento naturale della patologia, la diagnosi precoce è importante perché si può intervenire fin da subito sui fattori di rischio che influenzano la progressione della malattia, quali obesità, sedentarietà, scarsa attività cognitiva, ipertensione, diabete e ipercolesterolemia”, spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell’area neuroscienze del Policlinico Gemelli di Roma. Inoltre, aggiunge l’esperto, i pochi farmaci attualmente disponibili se erogati precocemente sono più efficaci nel ritardare e rallentare l’andamento della malattia.

Lo studio

Per testare l’efficacia del sistema Octa, i ricercatori lo hanno utilizzato per mettere a confronto le retine di circa 200 persone. Più nel dettaglio, i ricercatori hanno analizzato gli occhi di 39 pazienti con Alzheimer, di 37 persone con compromissione cognitiva lieve, e di 133 persone in buona salute, come gruppo di controllo. Dal confronto è emerso che i pazienti affetti da Alzheimer presentavano una significativa diminuzione della rete di capillari situati nella parte posteriore dell’occhio e un assottigliamento dello spessore di uno specifico strato della retina, lo strato plessiforme interno, rispetto alle persone con un lieve deficit cognitivo e a quelle in buona salute.

Il legame tra retina e Alzheimer

Stando ai risultati, quindi, il sistema permettere di misurare in modo preciso e non invasivo la microvascolarità della retina. “Già da alcuni anni era stato proposto un metodo per misurare la presenza e l’accumulo delle placche di beta amiloide sulla retina, ritenendo che questo rispecchiasse quanto avviene nel cervello”, ha concluso Rossini. “Tuttavia, in questo nuovo studio non è stato fatto un confronto degli attuali metodi di diagnosi precoce, come i test neuropsicologici, la Mri volumetrica, il Pet-scan e tanti altri”. Lo studio, conclude l’esperto, quindi non dimostra che il sistema sia migliore di quelli disponibili oggi, ma è in grado di distinguere i pazienti a rischio o che sono già affetti dall’Alzheimer e i soggetti del gruppo di controllo. “Il nostro lavoro non è finito qui”, assicura l’autore della ricerca Sharon Fekrat. “Lo scopo è riuscire a rilevare queste alterazioni nei vasi sanguigni nella retina prima che i pazienti sviluppino cambiamenti cognitivi. Solo allora saremo davvero a un punto di svolta”.

Fonte: repubblica.it

L’ Agenzia del farmaco: troppe le prescrizioni inutili di antibiotici, aumentano le resistenze

Fa più caldo e quindi le infezioni, almeno quelle respiratorie, dovrebbero essere meno diffuse, eppure al Sud si consumano più antibiotici che al nord. Misteri dell’inappropriatezza, cioè dell’uso dei medicinali anche quando non servirebbero. Con le resistenze contro questo tipo di farmaci che aumentano in modo preoccupante in tutto il mondo, dando campo libero a superbatteri che provocano grossi danni perché difficilmente contrastabili con le medicine, Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, pubblica una ricerca specifica su questo tema.

I dati raccontano di un consumo italiano superiore alla media europea che però è in lieve diminuzione. Nel 2017 sono state assunte 21,8 dosi al giorno per mille abitanti, cioè l’1,7% in meno rispetto all’anno precedente. Se si vanno a vedere le zone d’Italia, si scopre, appunto che al Sud il dato è di 26,5 dosi per mille al giorno, al Centro 22,8 e al Nord 18. L’inappropriatezza è quindi più che un sospetto, così Aifa chiede massima attenzione sugli antibiotici.

Ad esempio sul più usato di tutti i medicinali di questa categoria: l’amoxicillina più acido clavulanico (il nome commerciale del prodotto di marca è Augmentin ma da anni esistono anche molti generici). “I dati contenuti nel rapporto suggeriscono un probabile sovra-utilizzo di questa associazione – dicono da Aifa – laddove potrebbe essere indicata la sola amoxicillina, che ha uno spettro d’azione più selettivo e ha quindi un minor impatto sulle resistenze. Ciò è particolarmente evidente nella popolazione pediatrica. Tale fenomeno è in contrasto con l’indicazione contenuta in molte linee guida, secondo le quali l’amoxicillina è considerata la terapia di prima scelta per il trattamento in ambito territoriale delle infezioni batteriche più frequenti in pediatria, quali la faringotonsillite streptococcica e l’otite media acuta”. Del resto secondo Aifa, il problema riguarda tutta la categoria e una parte rilevante di prescrizioni potrebbe essere evitata. “Ciò è suffragato dall’ampia oscillazione stagionale dei consumi di antibiotici, fortemente influenzata dall’andamento delle infezioni virali nei mesi freddi e dai più accentuati picchi di sindromi influenzali registrati in alcuni anni”.

Colpisce che la metà dei bambini italiani nel primo anno di vita consumano almeno una confezioni di antibiotici (che siano maschi o femmine non fa differenza). “Questo valore si mantiene pressoché costante fino ai sei anni di età, sottolineando la necessità di porre una particolare attenzione all’uso degli antibiotici in questa fascia di popolazione”. La prescrizione viene fatta prevalentemente dai medici e dai pediatri di famiglia. Su questi professionisti ci si deve concentrare “per implementare iniziative di informazione e formazione per migliorare l’appropriatezza prescrittiva”.

Uno studio recente dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), dicono da Aifa, riporta che nel 2015 “nei Paesi dell’Unione europea e dello spazio economico europeo, si sono verificati 671.689 casi di infezioni antibiotico-resistenti, a cui sono attribuibili 33.110 decessi, un terzo dei quali si è verificato in Italia, evidenziando la gravità del problema nel nostro Paese. Dall’indagine risulta inoltre che le infezioni resistenti agli antibiotici sono diffuse in tutte le fasce di popolazione, ma colpiscono in particolare le fasce estreme di età. Il 75% dei casi  dovuto a infezioni correlate all’assistenza sanitaria, e ciò a sostegno della necessità di
intervenire con azioni di contrasto soprattutto negli ambienti di cura”.

Fonte: repubblica.it

Streptococco: cos’è e come sconfiggerlo

Gli streptococchi sono una famiglia di batteri molto ampia: alcuni sono totalmente innocui, altri più pericolosi. Oggi, purtroppo, alcuni ceppi tornano a far paura perché l’abuso di antibiotici ha prodotto “resistenze” rendendo più difficile la cura delle malattie.

Quali malattie provoca

Le infezioni da streptococco colpiscono soprattutto i bambini dai tre anni in su, fino alla fine dell’adolescenza.

«Particolarmente diffuso è lo streptococco Beta emolitico di gruppo A (Sbega), responsabile di circa il 30% delle patologie più frequenti in età pediatrica tra cui la faringo-tonsillite acuta e la rinofaringite», spiega Alberto G. Ugazio, direttore dell’Istituto per la salute del bambino e dell’adolescente presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

I segnali d’allarme

Distinguere un’infezione da streptococco da un banale mal di gola virale non è facile. A quali sintomi bisogna prestare attenzione? Un mal di gola con placcheche non passa, una febbre forte con dolori reumatici che non si abbassa nonostante il paracetamolo, un’otite persistente, cefalea, ingrossamento dei linfonodi e, specie nei bambini, anche vomito, mancanza di appetito e dolori addominali sono tutti campanelli d’allarme che devono far nascere il sospetto.

«Attenzione, però, a non essere precipitosi», avverte il pediatra. «Le placche, per esempio, non sono sinonimo di streptococco e possono comparire anche in occasione di infezioni virali come la mononucleosi. Per questo non bisogna mai iniziare la terapia antibiotica senza prima aver consultato il medico».

La diagnosi e la cura

Per capire se c’è un’infezione da streptococco serve un tampone, cioè l’esame microbiologico del cavo faringeo. «È un prelievo che si fa sfregando energicamente tamponi simili a grandi “cotton-fioc”», spiega Ugazio. 

I risultati sono pronti in 4-6 giorni e vengono indicati anche gli antibiotici da utilizzare (antibiogramma). Alcuni pediatri, poi, dispongono di tamponi rapidi (in vendita anche in farmacia), pronti in pochi minuti, in grado di decretare se è presente lo Sbega. L’80% degli streptococchi è resistente agli antibiotici appartenenti alla classe dei macrolidi (come la claritromicina o l’azitromicina) che quindi vanno evitati. 

«L’antibiotico di scelta è sempre l’amoxicillina, da somministrarsi per bocca per 10 giorni», spiega l’esperto.

Come avviene il contagio

«Sono le goccioline di saliva a permettere la trasmissione dello streptococco, in genere attraverso uno starnuto, un colpo di tosse o una risata», chiarisce il professor Alberto G. Ugazio.

I batteri possono diffondersi anche venendo a contatto con oggetti (come maniglie delle porte, oggetti del bagno o utensili da cucina) che sono stati toccati da una persona infetta. «Il periodo di incubazione della malattia è di 2-4 giorni», precisa il professore.

Fonte: starbene.it