Salute & Benessere, dott. Peluso: “HCV malattia asintomatica, spesso scoperta per caso”

Intervistata al responsabile del Settore Biologia Molecolare del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino, dottore Pasquale Peluso con il quale è stato affrontato il tema HCV.

HCV. Cos’è e come avviene la diagnosi…

“L’epatite C è un’infezione causata da un virus denominato HCV (Hepatite C Virus) appartenente al genere hepacivirus della famiglia Flaviviridae. L’infezione da HCV, il piĂą delle volte passa inosservata, non producendo una reazione patogena evidente. In particolare, dopo l’esposizione al virus HCV, il sistema immunitario reagisce cercando di eliminarlo; in questa fase, che viene definita acuta e che può durare fino a 6 mesi, il nostro organismo lotta contro il virus. E’ questa la fase in cui generalmente si avvertono sintomi chiaramente indicativi di una infezione epatica, sebbene nella maggio parte dei casi (90/95%) decorre in modo asintomatico, trasformandosi in infezione cronica senza causare una malattia vera e propria. Se si sospetta di essere entrato in contato con il virus del’epatite C, il primo passo da fare è quello di rivolgersi al proprio medico di famiglia perchè possa prescrivere i test necessari ad accertare un’eventuale infezione. E’ da precisare che tali esami vengono effettuati con un semplice prelievo di sangue”. 

Quali sono i sintomi che portano il paziente ad accertamenti approfonditi?

“Come giĂ  accennato in precedenza, molto spesso l’infezione da HCV è del tutto asintomatica. Pertanto, il piĂą delle volte, la sua scoperta è occasionale ed avviene in soggetti che godono di buona salute. In particolare, vi può essere un aumento delle transaminasi (ALT, AST), della gGT, della fosfatasi alcalina, una diminuzione isolata delle piastrine o un aumento della frazione gamma-globulinica del plasma. Altre volte la malattia può essere scoperta in corso di screening per motivi vari (donazione di sangue, etc…); non raramente può essere scoperta per anomalie in corso di indagini ecografiche o radiologiche dell’addome”:

Anti-HCV o Ab anti-HCV, qual è la differenza?

“In realtĂ , entrambe le sigle indicano la presenza di anticorpi contro il virus dell’epatite C. Per lo screening viene utilizzato il test ELISA ed in caso di positivitĂ , tale risultato verrĂ  confermato da un altro test altamente specifico, denominato RIBA. La positivitĂ  a questo screening iniziale confermerĂ  o meno che il soggetto è venuto a contatto con il virus”.

La presenza degli anticorpi indica esclusivamente un contatto con il virus ma non l’infezione in corso. Ce lo conferma? 

“Come dicevamo, la presenza certa degli anticorpi anti-HCV evidenzia la venuta in contatto con il virus; tuttavia, la certezza della malattia, si avrĂ  solo dopo aver accertato la presenza del virus nel sangue. Tale indagine viene effettuata tramite metodiche di Biologia Molecolare e, nello specifico, la ricerca dell’HCV-RNA qualitativo confermerĂ  l’infezione attiva e la eventuale malattia; una ulteriore indagine, l’HCV-RNA quantitativo, indicherĂ  la quantitĂ  di virus nel sangue. C’è da precisare che la quantitĂ  di virus non è necessariamente correlata con la gravitĂ  dell’infezione”.

In caso di episodio a rischio, è necessario attendere del tempo prima di potersi sottoporre al test per la ricerca dell’anticorpo anti-HCV?

“In caso di episodi a rischio (punture con aghi potenzialmente infetti, forbici, rasoi, spazzolini e tagliaunghie non opportunamente sterilizzati, etc…) oppure quando si sia avuta una trasfusione di sangue, plasma o emoderivati, prima di effettuare uno screening anti-HCV vi è da tenere presente che il virus ha un periodo di incubazione piuttosto lungo. Esiste un periodo cosiddetto ‘finestra’ che va dall’episodio a rischio alla comparsa degli anticorpi; nello specifico, l’anticorpo può formarsi ed essere rilevato dalla quarta alla ventiquattresima settimana dall’eventuale contagio (1/6 mesi). Questo significa che effettuare il test per la ricerca dell’anticorpo prima che siano trascorsi i sei mesi dalla presunta infezione, potrebbe dare origine ad un falso negativo”.

Quanto è attendibile questo tipo di esame?

“I moderni test ELISA hanno una sensibilitĂ  e specificitĂ  superiore al 90-95%. Tali esami, associati al test di conferma RIBA, azzerano quasi del tutto la possibilitĂ  di un falso negativo che è tuttavia possibile nel caso di individui immunodepressi, nei quali il sistema immunitario non riesce a produrre anticorpi anche in presenza di virus circolante”.

Dottore, dall’HCV si può guarire?

“La prima terapia per il trattamento dell’epatite C è stato l’interferone-alfa (IFN), introdotto nella pratica clinica nella metĂ  degli anni ’80. Agli inizi del 2000, l’uso congiunto di ribavirina e interferone peghilato (Peg-INF) ha migliorato notevolmente il trattamento della malattia. Lo scenario terapeutico è ulteriormente cambiato a partire dal 2014 con l’avvento dei farmaci antivirali ad azione diretta contro l’HCV (DAA), i quali hanno portato alla guarigione clinica nel 95% dei pazienti con punte vicino al 100%. La guarigione è confermata dalla non rilevabilitĂ  del virus all’esame dell’HCV RNA effettuato 12/24 settimane dopo avere ultimato il ciclo di trattamento terapeutico. E’ bene ricordare che l’epatite C è una malattia infettiva causata da un virus e pertanto la terapia antivirale permette di eliminare il virus ma non il danno epatico ed extraepatico causato dall’infezione. Pertanto, anche se guarito, il paziente non sarĂ  immune ad una nuova infezione da HCV, nè risulterĂ  negativo allo screening per anticorpi anti-HCV che rimarranno come ‘memoria immunologica’ della malattia”. 

Chiudiamo con il costo…

“E’ un esame prescrivibile, convenzionato. Privatamente, presso il nostro Centro, ha il costo di 50 euro”. 

Fonte: irpiniatimes.it